Notte cheta, chiaror di luna che sui tetti riposa, da luce a volto tuo.O Donna mia, tu che l'unica sei che sana la piaga c'ho aperta nel petto.
L'affanno di speme che non regge. Il tuo sorriso chiama, placa. Mentre l'occhi tuoi brillan ma non di pianto. È lì che lo spaurato core palpita.
Core d'emozion coperto. Scivola, accolto in placido sonno. Stretto, avvinghiato tra braccia di tenebra cui calor non cede.