Pensavo d'esser immortale.
La giovanil baldanza, che ad ignorare porta, tutto ciò ch'è malanno e morte.
Giovani luci guardavan la vita come fine non avesse. Vedevano d'intorno la sofferenza, ma non la sentivano. La propria via seguivano.
Col di poi senno. Guardando l'acqua che scorsa via e più non torna. Or che non più fiume dinnanzi, ma quasi rigagnolo.
Or che ogni dì s'affaccia malanno. Il corpo non segue più la mente. Il core che giovane si sente, ma più non l'è.
Ora il terrore assale, perché nullo è ormai il tempo per emendare errori del passato. Il dado è tratto e ciò che fu, resta ricordo nei meandri dell'anima.